La vita a sorsi - Giovanna Perdichizzi - copertina
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La vita a sorsi
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12,00 €
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Descrizione


Ogni libro ha una storia a sé. E ogni titolo che lo accompagna ha l'onere di lasciar presagire il suo contenuto. In questo caso, i "sorsi" a cui il titolo allude rappresentano piccole finestre su una realtà non idilliaca, una società che sovente disgusta, una vita non quieta. Eppure, proprio affacciandosi da quelle finestre, chi scrive compie un tentativo: affrancarsi dal senso di scontentezza e confusione e dall'appiattimento emotivo e intellettivo che domina lo scenario sociale nel quale siamo immersi. Nonostante i toni, desolanti e malinconici, in questo libercolo traspare una voglia di riscatto, nel senso ultimo di un altrove da costruire, a partire dalla ferma constatazione del qui. L'autore invita quanti lo leggeranno a ritrovare un senso utopico di stare al mondo, perché non è la speranza a fare da motore. È la disperanza: la resistenza alle illusioni e alla necessità di qualsiasi salvezza.

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Dettagli

112 p., Brossura
9791224014447

Valutazioni e recensioni

  • Elisa
    Una silloge intensa ed emozionante

    L'intensa silloge "La vita a sorsi" dell'autrice Giovanna Perdichizzi è una raccolta di poesie di rivolta, solitudine, sogno e amore. L'autrice coi suoi versi vuole "restituire un disagio", "cantare quel niente che ci sovrasta" affinché il potere della parola poetica sproni a parlare, a cercare di rivoluzionare la propria esistenza e la società. La raccolta è suddivisa in cinque sezioni (Poesie di paese, Poesie di mare, Poesie di collina, Poesie di città e Poesie dell'utopia) e gli argomenti principali trattati sono la separazione, la morte, la solitudine, il sogno e l'amore. L'autrice tramite poesie, prose e prose poetiche esprime le sfumature e le ombre della sua interiorità, rende vivo e universale il suo sguardo sul mondo, la sua ricerca di un significato profondo, la speranza di una presa di coscienza collettiva che permetta di migliorare un'umanità in rovina. La poetessa invita ad ascoltare ciò che si sente dentro e a trovare la propria raison d'être per poter assaporare, a piccoli sorsi, questa vita. "È di questo che si tratta poi per l’uomo, dare ascolto sempre a quel che lo tiene in vita, che gli riscalda il cuore." L'uomo nasce già con l'ombra della fine che gli aleggia accanto. La morte è un appuntamento che non si può rimandare e viene a bussare numerose volte nel corso dell'esistenza: più persone si conoscono, più aumenta la possibilità di aver a che fare con essa. "Come poter convivere col senso della fine se la vita stessa è segno che si deve morire?" Con una citazione nietzschiana l'autrice sottolinea che l'uomo è condannato, come un moderno Atlante, a portare un peso greve e molto più grande di lui, quello del "non sapere". Il filosofo Socrate fece della consapevolezza di non poter mai arrivare a una conoscenza totale il suo punto di forza, l'autrice invece sottolinea il peso schiacciante di questa amara verità. "L’uomo umano, troppo umano per poter sostenere un peso così grave: il peso del non sapere." La poesia di Giovanna Perdichizzi è un inno a una presa di coscienza, che parte dalla protezione del proprio essere, inteso non solamente come anima e immaterialità, ma soprattutto come corpo fisico. L'autrice ricorda che l'involucro che protegge l'interiorità, è il solo rifugio certo e andrebbe ascoltato e preservato, cantato e amato. Quando parla d'amore, la poetessa descrive un sentimento che spesso trae origine da un'illusione e per il quale sembra non sentirsi davvero pronta, perché una parte di lei rimane saldamente ancorata alla bellezza della solitudine e al fascino di una malinconica libertà. "al sapore della libertà che si respira quando ci si sente affranti e soli." L'amore è continua attesa in un porto sperduto, l'autrice scrive: "sento amore scorrere invano". Cola copioso, dissanguando, un sentimento non corrisposto o che deve misurarsi col peso della separazione e dell'assenza. Le relazioni durature tendono ad arrivare, secondo l'autrice, a una situazione simile a quella del gatto di Schrödinger, ossia possono essere, nello stesso momento, sia vive, che morte, e, finché non si trova il coraggio di aprire la "scatola", si rimane in una situazione di stallo in cui entrambe le possibilità continuano a coesistere. La poetessa, con una musicalità intensa e raffinata, incanta e trasporta il lettore con versi d'amore che emozionano, scuotono e straziano: "ma come un fiume vorrei che scorresse in te lo stesso trasporto geloso e codardo che provo io adesso quanto ti guardo." I componimenti poetici di Giovanna Perdichizzi sono estremamente sinceri, sono sfoghi, veri e propri "rigurgiti" di parole contro una società ipocrita, buonista e arrivista, che cambia a seconda delle mode del momento. "La nausea mi sale, ho ragione a pensare: fa male la moda dell’essere solidale. La nausea ancora, ora è l’ipocrisia." Invito tutti a leggere questa meravigliosa silloge che è un grido di rivoluzione, un canto di tristezza e di disperato amore, un'esortazione a vivere abbracciando i propri sogni e ideali, cercando di renderli realtà e scaturigini di cambiamento.

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