Un romanzo sicuramente particolare, uno di quei libri che quando terminano lasciano con la sensazione di averci scombussolato un po' i pensieri. È un’opera che pone domande profonde sull’identità, sul riconoscimento e sul peso che lo sguardo degli altri ha sulla nostra percezione di noi stessi. Kundera scrive di un’identità fragile e instabile, che si modifica anche attraverso ciò che gli altri vedono in noi. Basta un dubbio, una mancanza di conferme, perché la figura che abbiamo costruito di noi stessi inizi lentamente a sfaldarsi. È un romanzo di pura psicologia, in cui i personaggi si osservano, si interpretano e finiscono per confrontarsi più con le ipotesi della realtà che con la realtà stessa. Il dubbio diventa una forza che si autoalimenta: una domanda genera un’altra domanda, una risposta apre un'incertezza. Ho trovato fondamentale il tema dello sguardo: essere visti, riconosciuti, desiderati. Kundera mette in discussione quanto della nostra identità dipenda davvero da noi e quanto invece sia una versione negoziata tra ciò che crediamo di essere e ciò che gli altri ci restituiscono. Lo stile dell’autore mi ha colpita per la sua semplicità controllata: una scrittura limpida e trasparente che nasconde riflessioni molto dense. Le parti filosofiche e psicologiche sono parte integrante dell’esperienza di lettura. Non è stato un romanzo che mi ha coinvolta emotivamente: ho provato distanza dai personaggi e poco trasporto, ma mi ha coinvolta moltissimo a livello mentale. Mi ha fatto pensare, riflettere e continuare a farmi domande anche dopo averlo terminato. Non posso dire che sia stato completamente nelle mie corde, ma sicuramente è un libro che ricorderò per il viaggio particolare che mi ha fatto intraprendere.
L'identità
Vi sono situazioni in cui per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto, istanti in cui l'identità dell'altro si cancella mentre, di riflesso, dubitiamo della nostra. Kundera trasforma una percezione così segreta e sconcertante in materia romanzesca.
Vi sono situazioni in cui per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto, in cui l’identità dell’altro si cancella, mentre, di riflesso, dubitiamo della nostra. Questo avviene anche all’interno di una coppia – anzi, soprattutto in una coppia, perché chi ama teme sopra ogni altra cosa di «perdere di vista» l’essere amato. Con la sua arte stupefacente della dilatazione e variazione dell’attimo significativo, Kundera ha fatto di questa situazione, con il vago senso di panico che ad essa si accompagna, il tessuto stesso del suo nuovo romanzo. Qui la brevità si congiunge all’intensità e un istante di smarrimento segna l’avvio di una vicenda labirintica nel corso della quale il lettore sarà costretto a varcare più volte la frontiera fra il reale e l’irreale – o fra ciò che accade nel mondo esterno e ciò che una mente elabora in solitudine. Soltanto Kundera, fra gli scrittori di oggi, poteva riuscire a trasformare una percezione così segreta e sconcertante in materia romanzesca e a farne uno dei suoi libri più alti, dolorosi e illuminanti. E infine, a sorpresa, un romanzo d’amore. Questa edizione dell’Identità è la prima al mondo.
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Autore:
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Collana:
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Edizione:6
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Anno edizione:2001
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