Un romanzo di fantascienza degli anni ’40 che ha reso famoso l’autore, dicono, anche se io non lo avevo mai sentito nominare. Ottant’anni dopo, la fantascienza si è un tantino evoluta, ormai abbiamo letto e visto di tutto. Ciò non toglie che il racconto è curioso, inquietante e interessante per i risvolti e le riflessioni sull’esistenza, la vita e la morte, l’amore e la solitudine e, soprattutto, l’immortalità. Un uomo, in fuga per aver commesso un omicidio, raggiunge un’isola deserta in cui spera di rifugiarsi. Trova una grande struttura abbandonata, ben arredata, con una piscina, stanze, mobili, libri e nessun segno di vita. Dal nulla spunta un gruppo di turisti da cui l’uomo, per paura di essere denunciato, si nasconde abilmente. Spiando i nuovi ospiti, si innamora di una donna che ogni sera si affaccia sulla scogliera per guardare il tramonto. Pian piano, nel suo quasi folle isolamento, si accorge che nessuno sembra vederlo, compresa la donna alla quale decide di mostrarsi per dichiarare il suo amore. Nel frattempo scrive su un diario tutto quel che accade, cercando di dare un senso a dialoghi ed avvenimenti che non riesce a comprendere. Durante una cena, uno degli uomini, tale Morel, fornisce agli altri qualche dettaglio in più sulla sua invenzione, che vede tutti convolti...
L'invenzione di Morel
L'invenzione di Morel è il romanzo più celebre di Adolfo Bioy Casares, uno dei narratori più originali della letteratura latinoamericana del Novecento.
Pubblicato nel 1940, esce oggi in una nuova traduzione di Francesca Lazzarato, che ne ha curato anche la postfazione. Fortemente ispirato all'”Isola del dottor Moreau” di H.G. Wells e ai racconti di E.A. Poe, questo romanzo visionario narra le avventure di un fuggiasco che, sbarcato su un'isola deserta per evitare la condanna all'ergastolo, scopre di non essere solo come credeva. In bilico tra il terrore di essere identificato e la frustrazione per il desiderio di essere riconosciuto, il protagonista si ritrova sospeso tra realtà e irrealtà e inizia a seguire, osservare e spiare gli altri isolani. Sarà infine il misterioso Morel a fornirgli le chiavi di lettura di un mondo allucinatorio costituito da pura forma.
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Anno edizione:2024
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Topper Harley 16 marzo 2026L'invenzione di Morel
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Lettore92 31 maggio 2025Casares e l'invenzione che trascende
Un narratore, ricercato politico, finisce su un isola alquanto bizzarra. Stupisce che una storia cosi semplice possa nascondere una trama brillante. Credo che basta questo lavoro di Casares per fargli sfiorare la trascendenza letteraria, un libricino peraltro spigoloso dato le sensazioni geometriche che scaturiscono durante la lettura ma con una trama geniale nella sua semplicità, come ha scritto il suo amico Borges. C'è una prosa rigorosa ma non spettacolare, chiara ma a modo suo ermetica, il lettore non rimane affascinato dal linguaggio come per esempio con altri autori più letterari come Garcia Marquez o Cortazar ma bensì della storia e dai temi. Casares congegna una trama dove sottilmente si mescolano ambienti misteriosi( l'sola e i vari luoghi interni), elementi fantascientifici e dilemmi filosofici, esistenziali (l'eternità) seguendo solo il punto di vista di un narratore. Do 4 e non 5 stelle solo per la spigolosità della storia, ma questa sensazione è soggettiva., la storia è pressoché impeccabile!
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SimonaRuoppo 13 febbraio 2023Non avrò altro Dio all’infuori della letteratura sudamericana
Dai primi passi che riecheggiano nelle enormi strutture in rovina, si percepisce la fatalità di un mistero ad avvolgere l’isola. Lo scrittore cadenza i ritmi come un musicista che orchestra i battiti per minuto: dalle prime adagianti ispezioni dell’isola, alle allegre fughe verso nascondigli, dalle moderate scoperte, alla prestissima rassegnazione degli animi. Casares ci invita a riflettere sulla condizione umana che si ripete come registrata in un disco eterno, inesauribile. Una condizione animata da un desiderio di immortalità che spinge i nostri desideri, i nostri amori, i nostri obiettivi, verso un continuum temporale che registra la storia in un Uroboro che ripropone all’infinito inferni e paradisi. Imparare e disimparare per poter rimparare. L’inevitabilità di quanto inciso, l’amore irraggiungibile per Faustine – che fomenta verso di lei i medesimi desideri di Morel – spingeranno il protagonista ad eludere la solitudine abbracciando la stessa fede. Consiglio la visione del film di Bonnardot (1967), a mio avviso meglio riuscito del pretenzioso Greco del ‘74. La visione stessa del film amplifica il paradosso e getta una luce profetica su quanto scritto da Casares. I moderni strumenti audiovisivi esaudiscono i nostri desideri d’immortalità e ne esasperano la riuscita.
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